di Redazione

Gli azzurri si giocano la qualificazione in una sfida ad alta tensione. Gattuso: «Serve concretezza». Il rischio di una terza esclusione consecutiva pesa, ma il ct punta sulla solidità del gruppo

Una partita che vale una stagione, forse di più. L’Italia affronta la Bosnia a Zenica con un solo obiettivo: evitare un’altra clamorosa esclusione dal Mondiale. Dopo le delusioni degli ultimi anni, gli azzurri si trovano ancora una volta davanti a un passaggio cruciale.

Il contesto è tutt’altro che favorevole. Il Bilino Polje si presenta con un terreno appesantito dalla pioggia e un’atmosfera carica, alimentata da un pubblico pronto a spingere i padroni di casa verso un risultato storico. In tribuna sono attese anche personalità di rilievo come il presidente UEFA Aleksander Čeferin e Novak Djokovic.

Gennaro Gattuso non si sottrae alle responsabilità. Il commissario tecnico riconosce la posta in gioco ma invita la squadra a restare focalizzata: «Non siamo qui per essere belli, ma per essere efficaci». Il rischio di una terza mancata qualificazione consecutiva è concreto e rappresenterebbe, nelle sue parole, «una mazzata importante», ma il ct rimanda ogni bilancio al dopo partita.

Dal punto di vista tecnico, l’Italia dovrebbe ripartire dalla struttura vista nelle ultime uscite, con Retegui e Kean riferimento offensivo. Più che gli uomini, però, sarà determinante l’atteggiamento: negli ultimi mesi la squadra ha mostrato segnali di crescita soprattutto nella fase difensiva e nella gestione dei momenti di difficoltà.

Gattuso insiste su un concetto: la storia della Nazionale insegna che si può vincere anche senza essere i più forti, a patto di avere compattezza e spirito di sacrificio. Elementi che il gruppo, a suo dire, ha ritrovato. Lo dimostra anche la presenza dei giocatori infortunati, rimasti vicini alla squadra in un momento così delicato.

La Bosnia, dal canto suo, intravede un’occasione unica e si affida alla qualità e alla fisicità dei suoi interpreti, guidati da un tecnico esperto come Sergej Barbarez. Ma per Gattuso non ci sono alibi: «Se il campo è difficile per noi, lo è anche per loro».

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