di Carlo Longo

L’agenzia spaziale americana rivede ancora il programma Artemis: accantonato il progetto della stazione orbitale lunare Gateway, si punta ora a una base sulla superficie

Nuovo cambio di direzione per la NASA nella corsa al ritorno sulla Luna. L’agenzia statunitense ha annunciato una revisione significativa della roadmap del programma Artemis, con l’obiettivo di accelerare la costruzione di una presenza umana stabile sul suolo lunare. Tra le decisioni più rilevanti, la sospensione del progetto Gateway, la stazione spaziale prevista in orbita lunare e considerata finora un pilastro dell’intero programma.

L’annuncio è arrivato durante l’evento “Ignition” a Washington, organizzato per illustrare le nuove priorità della politica spaziale americana e rafforzare la leadership degli Stati Uniti nello spazio. Il piano aggiornato prevede un percorso graduale che dovrebbe portare, entro il 2036, alla realizzazione di una base lunare, con investimenti complessivi superiori ai 30 miliardi di dollari.

La strategia si articola in tre fasi. In una prima fase, a partire dal 2027, si intensificheranno le missioni robotiche, con fino a 30 atterraggi destinati a trasportare rover, strumenti scientifici e dimostratori tecnologici. Seguirà una seconda fase dedicata alla creazione delle prime infrastrutture semi-abitabili e allo sviluppo di una logistica regolare. Infine, nella terza fase, verranno realizzate le strutture necessarie per garantire una presenza umana continuativa, tra cui anche gli Habitat Multiuso sviluppati dall’Agenzia spaziale italiana.

Il cambio di strategia ha però colto di sorpresa i partner internazionali, in particolare l’Agenzia spaziale europea. Il direttore generale dell’Esa, Josef Aschbacher, presente all’evento, non ha rilasciato commenti immediati. In una nota, l’agenzia ha comunicato l’avvio di consultazioni con Stati membri, industria e partner per valutare le conseguenze della sospensione del Gateway.

L’Europa era infatti profondamente coinvolta nel progetto, con la realizzazione di moduli chiave come I-Hab, destinato all’alloggio degli astronauti, ed Esprit, fondamentale per comunicazioni e supporto logistico. In cambio, era previsto l’accesso di astronauti europei alle missioni lunari. Ora, con il ridimensionamento del Gateway, questi equilibri potrebbero essere ridefiniti.

La NASA ha comunque precisato che alcune tecnologie già sviluppate verranno riutilizzate e che gli impegni con i partner internazionali saranno valorizzati nel nuovo contesto, orientato però alle operazioni sulla superficie lunare.

Parallelamente, cambia anche il ruolo della Stazione spaziale internazionale, che sarà progressivamente trasformata in una piattaforma per testare moduli commerciali privati. Questi ultimi verranno inizialmente agganciati alla ISS per poi diventare stazioni autonome, in linea con l’obiettivo di affidare al settore privato una parte crescente delle attività in orbita terrestre bassa.

Infine, tra le novità più ambiziose figura lo sviluppo di un veicolo interplanetario a propulsione nucleare, denominato “Space Reactor-1 Freedom”, il cui lancio è previsto entro il 2028. Il mezzo dovrebbe trasportare su Marte droni simili a Ingenuity, aprendo una nuova fase nell’esplorazione del Pianeta Rosso.

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