di Emilia Morelli
Il giorno dopo il referendum sulla giustizia si apre una crisi politica nel governo: si dimettono Delmastro e Bartolozzi, mentre cresce la pressione su Daniela Santanchè
La giornata successiva alla vittoria del No al referendum sulla giustizia si apre con un forte contraccolpo politico per l’esecutivo. Le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e della capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, segnano infatti il primo effetto concreto della sconfitta incassata dal governo sul fronte della riforma.
Il passo indietro è arrivato dopo un confronto con il ministro Carlo Nordio negli uffici di via Arenula, in un clima già appesantito dalle polemiche e dalle richieste di assunzione di responsabilità politica.
Delmastro e Bartolozzi lasciano via Arenula
Le dimissioni dei due esponenti del ministero della Giustizia rappresentano uno snodo cruciale nel terremoto politico seguito al referendum. Per tutta la giornata si erano rincorse indiscrezioni, fino alla conferma ufficiale del loro addio agli incarichi.
La scelta viene letta da più parti come la conseguenza diretta del risultato referendario, che ha indebolito la posizione del governo e reso più difficile difendere figure già finite al centro di forti contestazioni pubbliche e politiche.
Nordio ammette la sconfitta ma resta al suo posto
In mattinata Carlo Nordio aveva riconosciuto apertamente il peso politico dell’esito referendario, ricordando che la riforma portava il suo nome e dichiarando di assumersene la responsabilità. Nonostante ciò, dal ministero della Giustizia è arrivata una precisazione netta: il Guardasigilli non intende dimettersi e resta al suo posto.
La linea scelta sembra quindi quella di arginare la crisi limitandone l’impatto ai vertici più esposti del dicastero, senza trasformare la sconfitta referendaria in una crisi di governo vera e propria.
Su Santanchè cresce il pressing politico
Dopo le dimissioni a via Arenula, l’attenzione si è rapidamente spostata sulla ministra del Turismo Daniela Santanchè. La pressione per un suo passo indietro è aumentata nel corso delle ore, fino a coinvolgere direttamente la presidente del Consiglio.
Giorgia Meloni ha infatti auspicato che anche Santanchè scelga la stessa strada imboccata da Delmastro e Bartolozzi, richiamando una comune sensibilità istituzionale. Un messaggio politico chiaro, che ha dato ulteriore forza alle richieste delle opposizioni.
Le opposizioni attaccano: “Capri espiatori”
Dal centrosinistra sono arrivate reazioni durissime. Elly Schlein ha definito le dimissioni tardive e ha parlato di due capri espiatori sacrificati per coprire una sconfitta che, a suo giudizio, resta interamente politica e riconducibile a Giorgia Meloni.
Anche da altre forze di opposizione sono arrivate richieste di chiarimento e nuove pressioni sul governo. Il Pd ha annunciato una mozione di sfiducia contro Santanchè, mentre altri leader hanno sostenuto che il referendum abbia aperto una ferita destinata a pesare ancora a lungo sugli equilibri della maggioranza.
Meloni prova a contenere il contraccolpo
Da Palazzo Chigi filtra la volontà di evitare che il risultato del referendum venga interpretato come l’inizio di una crisi politica generale. Le fonti di governo escludono infatti l’ipotesi di un passaggio parlamentare sulla fiducia e insistono sul fatto che l’esecutivo non sia in discussione.
La strategia appare orientata a contenere il danno, separando il piano delle responsabilità individuali da quello della tenuta complessiva del governo. Resta però evidente che il voto ha avuto un impatto immediato e profondo.
Intanto si apre il cantiere nel centrosinistra
Sul fronte opposto, la vittoria del No ha già riacceso il dibattito interno al centrosinistra, che ora guarda alle prossime mosse politiche. In questo quadro si inserisce anche la disponibilità annunciata da Ernesto Maria Ruffini a partecipare a eventuali primarie.
Il risultato del referendum viene quindi letto non solo come una sconfitta per il governo, ma anche come un possibile punto di ripartenza per l’opposizione, chiamata adesso a trasformare il successo referendario in proposta politica.
Il voto apre una nuova fase politica
Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi mostrano che il referendum sulla giustizia non è stato un semplice passaggio elettorale, ma un evento capace di produrre conseguenze immediate sugli assetti di potere. Il governo prova a resistere e a circoscrivere i danni, ma il contraccolpo è evidente.
Nei prossimi giorni sarà soprattutto il caso Santanchè a misurare la reale profondità della crisi. Intanto il voto ha già cambiato il clima politico, aprendo una fase nuova tanto per la maggioranza quanto per le opposizioni.
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