di Ennio Bassi

Intanto Trump annuncia un possibile accordo sul nucleare e una tregua temporanea. Proseguono però gli attacchi tra Iran, Israele e alleati, mentre i mercati restano instabili

L’Iran respinge con decisione le indiscrezioni su presunti negoziati con gli Stati Uniti, definendole “fake news” finalizzate a influenzare i mercati internazionali. La smentita arriva mentre il presidente americano Donald Trump parla apertamente di un accordo in via di definizione con Teheran, articolato in 15 punti e centrato, secondo Washington, sulla rinuncia iraniana al programma nucleare militare.

Nonostante l’annuncio di una pausa di cinque giorni nei raid contro obiettivi energetici, la situazione sul campo resta altamente instabile. Nelle ultime ore si sono registrati nuovi attacchi: missili iraniani, alcuni con testate a grappolo, hanno colpito aree urbane israeliane tra Tel Aviv e Haifa, provocando feriti e danni significativi. Parallelamente, raid attribuiti a Stati Uniti e Israele hanno interessato infrastrutture in territorio iraniano, inclusi impianti legati al gas.

Teheran riferisce anche di vittime civili nei bombardamenti notturni nella regione di Tabriz, mentre proseguono le operazioni militari israeliane contro obiettivi ritenuti strategici, con oltre 50 siti colpiti solo nella giornata precedente. Il conflitto si estende inoltre al Libano e all’Iraq, dove attacchi e operazioni militari continuano a coinvolgere milizie filo-iraniane.

Sul piano politico e diplomatico, l’Unione Europea invita a una de-escalation. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha sollecitato un ritorno immediato al tavolo negoziale, condannando le minacce iraniane allo Stretto di Hormuz e gli attacchi contro infrastrutture civili e commerciali.

Intanto, emergono segnali contrastanti anche dai canali indiretti: fonti iraniane confermano la ricezione di messaggi statunitensi tramite mediatori, senza però riconoscere l’esistenza di veri e propri colloqui. Sul fronte interno, le autorità di Teheran hanno annunciato l’arresto di centinaia di persone accusate di alimentare tensioni e insicurezza nel paese.

Le ripercussioni economiche sono immediate. Dopo un iniziale calo, il prezzo del petrolio è tornato a salire, superando nuovamente la soglia dei 100 dollari al barile, mentre le borse mostrano segnali di volatilità legati all’evoluzione della crisi.

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