di Emilia Morelli
Donald Trump annuncia una pausa negli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane e parla di intesa con Teheran. Ghalibaf smentisce e definisce tutto una fake news
Donald Trump ha dichiarato di aver ordinato il rinvio degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane, sostenendo che la decisione sia arrivata dopo due giorni di colloqui definiti positivi e produttivi con Teheran. Parlando con i giornalisti prima della partenza per Memphis, il presidente americano ha anche affermato che sarebbe stata raggiunta un’intesa articolata su quindici punti.
Tra gli elementi più rilevanti citati da Trump c’è la presunta rinuncia dell’Iran all’arma nucleare, passaggio che, se confermato, rappresenterebbe una svolta di enorme portata negli equilibri del Medio Oriente. Le parole del presidente Usa, però, non hanno trovato riscontro immediato da parte iraniana.
Teheran respinge la versione americana
A smentire con decisione la ricostruzione di Trump è stato Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, che ha definito false le notizie circolate su presunti negoziati in corso con Washington. In un messaggio pubblicato su X, Ghalibaf ha accusato gli Stati Uniti di diffondere informazioni manipolate con l’obiettivo di condizionare i mercati finanziari e petroliferi, oltre che di alleggerire la pressione politica e militare su Usa e Israele.
La replica iraniana segnala quindi una distanza netta rispetto all’ottimismo espresso dalla Casa Bianca e rende ancora più incerto il quadro diplomatico.
I mediatori lavorano a un possibile incontro in Pakistan
Nonostante la smentita pubblica di Teheran, diversi canali diplomatici restano attivi. Secondo quanto riportato da Axios, i Paesi impegnati nella mediazione starebbero tentando di organizzare già in settimana un incontro a Islamabad tra lo stesso Ghalibaf e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner.
Tra i possibili partecipanti figurerebbe anche il vicepresidente americano JD Vance. L’ipotesi di un vertice in Pakistan conferma che, dietro le dichiarazioni ufficiali, esistono contatti e tentativi di costruire una via negoziale per ridurre la tensione tra le parti.
Israele prosegue le operazioni militari su Teheran
Mentre sul piano politico si moltiplicano indiscrezioni e smentite, sul terreno la guerra non si ferma. Israele ha continuato i raid su Teheran e ha annunciato di aver colpito un comando centrale dei Pasdaran situato all’interno di una infrastruttura civile.
L’azione conferma che, al di là delle aperture americane, l’offensiva israeliana prosegue con intensità. Il conflitto resta quindi aperto e continua a muoversi su due binari paralleli: quello militare e quello diplomatico.
Washington valuta nuovi interlocutori iraniani
Nelle stesse ore, da fonti americane sono emerse indiscrezioni secondo cui l’amministrazione Trump starebbe osservando con attenzione la figura di Ghalibaf come possibile interlocutore per una futura fase negoziale. Alcuni ambienti vicini alla Casa Bianca lo considererebbero una figura praticabile per guidare un dialogo con gli Stati Uniti, o persino come riferimento politico in un eventuale nuovo scenario iraniano.
Questa ipotesi mostra come Washington sia alla ricerca di una via d’uscita dal conflitto, cercando soggetti interni al sistema iraniano ritenuti capaci di negoziare.
Tra diplomazia, guerra e mercati resta alta l’incertezza
La situazione resta estremamente fluida. Da una parte Trump parla di accordo e di stop agli attacchi contro le infrastrutture energetiche, dall’altra l’Iran nega qualsiasi trattativa formale e accusa Washington di disinformazione. Sullo sfondo continuano i bombardamenti israeliani, mentre cresce la pressione internazionale per riaprire lo Stretto di Hormuz e contenere l’impatto della crisi sui mercati energetici.
Il risultato è uno scenario ancora instabile, in cui ogni dichiarazione può influenzare non solo l’andamento del conflitto, ma anche gli equilibri geopolitici ed economici globali.
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