di Carlo Longo
La Procura di Roma indaga sui finanziamenti legati al ristorante riconducibile ad Andrea Delmastro. Al centro dell’inchiesta costi, quote societarie e presunti fondi del clan Senese

L’inchiesta sul ristorante collegato all’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro si concentra ora soprattutto sui flussi di denaro utilizzati per avviare e sostenere l’attività. Gli investigatori stanno ricostruendo nel dettaglio le somme impiegate per costituire la società e per rendere operativo il locale, nel tentativo di chiarire da dove provenissero realmente i capitali.
Tra le cifre finite agli atti figurano circa diecimila euro necessari per la nascita della società e una somma stimata intorno ai quarantamila euro destinata alla sistemazione e all’avvio della bisteccheria. A queste voci si aggiungono poi le spese ordinarie di gestione, come il canone di locazione, il personale, l’acquisto delle forniture alimentari e le bevande.
Fatture e documenti al vaglio della Guardia di Finanza
Tutta la documentazione contabile acquisita è ora esaminata dalla Guardia di Finanza, che procede su incarico della Procura di Roma. L’attività investigativa punta a verificare se dietro l’apparente normale operatività del ristorante possano essersi mossi capitali di origine illecita.
Il fascicolo è seguito dai magistrati dell’Antimafia, convinti che l’attività commerciale possa essere stata utilizzata, almeno in parte, come possibile strumento per far transitare denaro riconducibile al clan Senese, considerato dagli inquirenti una delle realtà criminali più radicate e influenti nel panorama mafioso italiano.
Chi sono gli indagati e quali reati vengono ipotizzati
Allo stato attuale, nel registro degli indagati risultano iscritti Mauro Caroccia, indicato dagli investigatori come soggetto vicino ai meccanismi di riciclaggio del clan, e la figlia Miriam Caroccia, appena maggiorenne.
Le contestazioni ipotizzate riguardano il riciclaggio e l’intestazione fittizia di beni. In particolare, il sospetto degli investigatori è che la giovane, pur comparendo formalmente come titolare delle quote della società “Le 5 Forchette”, non fosse la reale beneficiaria dell’investimento, ma soltanto il volto ufficiale dietro cui si celavano altri interessi.
Il nodo delle quote e il ruolo della giovane socia
Uno degli aspetti più delicati dell’indagine riguarda proprio la posizione della diciottenne coinvolta nella compagine societaria. Secondo gli inquirenti, occorre chiarire in che modo abbia potuto disporre delle somme necessarie prima per entrare nella società e poi per rafforzare la propria partecipazione.
Il punto non riguarda soltanto il capitale iniziale, ma anche le ulteriori risorse utilizzate successivamente per l’allestimento del locale, inclusi arredi e attrezzature. A rendere la situazione ancora più complessa c’è il fatto che, oltre agli investimenti iniziali, l’attività doveva sostenere anche costi fissi importanti, come un affitto mensile di circa duemila euro.
I dubbi sulla provenienza del denaro
La domanda che guida l’inchiesta è semplice ma decisiva: da dove arrivavano davvero i soldi? Una parte delle somme, secondo quanto emerso, sarebbe stata versata dai soci piemontesi, tra cui lo stesso Delmastro. Resta però da accertare l’origine del denaro restante, cioè quello che avrebbe consentito di completare gli investimenti necessari ad aprire e gestire il locale.
Gli investigatori ritengono poco convincente l’ipotesi che Mauro Caroccia potesse contare autonomamente su una disponibilità economica tale da sostenere l’operazione. Il suo percorso personale e giudiziario, segnato da sequestri, arresti, problemi economici e dalle conseguenze della crisi pandemica, rende secondo l’accusa poco plausibile una sua capacità finanziaria diretta di questo livello.
L’ombra del clan Senese sull’operazione
Per la Direzione antimafia, la pista che merita maggiore attenzione conduce al clan Senese. È qui che convergono i sospetti degli investigatori, convinti che dietro l’investimento possano esservi risorse riconducibili all’organizzazione criminale.
L’ipotesi investigativa è che il ristorante non fosse soltanto un’attività commerciale, ma anche un possibile veicolo per immettere nel circuito legale fondi di provenienza mafiosa. Saranno ora l’analisi dei documenti, i riscontri bancari e gli approfondimenti patrimoniali a stabilire se questo sospetto possa trovare conferme concrete.
Un’inchiesta che punta a chiarire rapporti e responsabilità
Al di là delle ipotesi di reato già formulate, resta aperto anche un altro fronte: quello della consapevolezza degli altri soci. Gli inquirenti dovranno infatti capire se chi partecipava all’operazione societaria si sia interrogato sull’effettiva provenienza del denaro e sulla sostenibilità economica di un investimento così rilevante da parte di una socia così giovane.
È proprio su questo intreccio tra politica, assetti societari e possibili capitali mafiosi che si gioca la parte più delicata dell’inchiesta. I prossimi accertamenti saranno decisivi per ricostruire con precisione la filiera del denaro e chiarire eventuali responsabilità.
L’inchiesta sul ristorante collegato all’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro si concentra ora soprattutto sui flussi di denaro utilizzati per avviare e sostenere l’attività. Gli investigatori stanno ricostruendo nel dettaglio le somme impiegate per costituire la società e per rendere operativo il locale, nel tentativo di chiarire da dove provenissero realmente i capitali.
Tra le cifre finite agli atti figurano circa diecimila euro necessari per la nascita della società e una somma stimata intorno ai quarantamila euro destinata alla sistemazione e all’avvio della bisteccheria. A queste voci si aggiungono poi le spese ordinarie di gestione, come il canone di locazione, il personale, l’acquisto delle forniture alimentari e le bevande.
Fatture e documenti al vaglio della Guardia di Finanza
Tutta la documentazione contabile acquisita è ora esaminata dalla Guardia di Finanza, che procede su incarico della Procura di Roma. L’attività investigativa punta a verificare se dietro l’apparente normale operatività del ristorante possano essersi mossi capitali di origine illecita.
Il fascicolo è seguito dai magistrati dell’Antimafia, convinti che l’attività commerciale possa essere stata utilizzata, almeno in parte, come possibile strumento per far transitare denaro riconducibile al clan Senese, considerato dagli inquirenti una delle realtà criminali più radicate e influenti nel panorama mafioso italiano.
Chi sono gli indagati e quali reati vengono ipotizzati
Allo stato attuale, nel registro degli indagati risultano iscritti Mauro Caroccia, indicato dagli investigatori come soggetto vicino ai meccanismi di riciclaggio del clan, e la figlia Miriam Caroccia, appena maggiorenne.
Le contestazioni ipotizzate riguardano il riciclaggio e l’intestazione fittizia di beni. In particolare, il sospetto degli investigatori è che la giovane, pur comparendo formalmente come titolare delle quote della società “Le 5 Forchette”, non fosse la reale beneficiaria dell’investimento, ma soltanto il volto ufficiale dietro cui si celavano altri interessi.
Il nodo delle quote e il ruolo della giovane socia
Uno degli aspetti più delicati dell’indagine riguarda proprio la posizione della diciottenne coinvolta nella compagine societaria. Secondo gli inquirenti, occorre chiarire in che modo abbia potuto disporre delle somme necessarie prima per entrare nella società e poi per rafforzare la propria partecipazione.
Il punto non riguarda soltanto il capitale iniziale, ma anche le ulteriori risorse utilizzate successivamente per l’allestimento del locale, inclusi arredi e attrezzature. A rendere la situazione ancora più complessa c’è il fatto che, oltre agli investimenti iniziali, l’attività doveva sostenere anche costi fissi importanti, come un affitto mensile di circa duemila euro.
I dubbi sulla provenienza del denaro
La domanda che guida l’inchiesta è semplice ma decisiva: da dove arrivavano davvero i soldi? Una parte delle somme, secondo quanto emerso, sarebbe stata versata dai soci piemontesi, tra cui lo stesso Delmastro. Resta però da accertare l’origine del denaro restante, cioè quello che avrebbe consentito di completare gli investimenti necessari ad aprire e gestire il locale.
Gli investigatori ritengono poco convincente l’ipotesi che Mauro Caroccia potesse contare autonomamente su una disponibilità economica tale da sostenere l’operazione. Il suo percorso personale e giudiziario, segnato da sequestri, arresti, problemi economici e dalle conseguenze della crisi pandemica, rende secondo l’accusa poco plausibile una sua capacità finanziaria diretta di questo livello.
L’ombra del clan Senese sull’operazione
Per la Direzione antimafia, la pista che merita maggiore attenzione conduce al clan Senese. È qui che convergono i sospetti degli investigatori, convinti che dietro l’investimento possano esservi risorse riconducibili all’organizzazione criminale.
L’ipotesi investigativa è che il ristorante non fosse soltanto un’attività commerciale, ma anche un possibile veicolo per immettere nel circuito legale fondi di provenienza mafiosa. Saranno ora l’analisi dei documenti, i riscontri bancari e gli approfondimenti patrimoniali a stabilire se questo sospetto possa trovare conferme concrete.
Un’inchiesta che punta a chiarire rapporti e responsabilità
Al di là delle ipotesi di reato già formulate, resta aperto anche un altro fronte: quello della consapevolezza degli altri soci. Gli inquirenti dovranno infatti capire se chi partecipava all’operazione societaria si sia interrogato sull’effettiva provenienza del denaro e sulla sostenibilità economica di un investimento così rilevante da parte di una socia così giovane.
È proprio su questo intreccio tra politica, assetti societari e possibili capitali mafiosi che si gioca la parte più delicata dell’inchiesta. I prossimi accertamenti saranno decisivi per ricostruire con precisione la filiera del denaro e chiarire eventuali responsabilità.
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