di Carlo Longo
Dopo la sconfitta referendaria sulla giustizia, Giorgia Meloni invita la maggioranza a proseguire senza scosse, mentre emergono tensioni nel centrodestra
A una settimana dall’esito negativo del referendum sulla riforma della giustizia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni mantiene una linea improntata alla continuità dell’azione di governo. Un intervento affidato ai social, in cui ribadisce l’impegno sull’agenda sicurezza, è stato interpretato come un segnale di volontà di proseguire senza cambi di rotta, mentre in ambito privato la premier invita a superare rapidamente la fase post-referendaria.
Sul piano istituzionale, l’agenda appare momentaneamente alleggerita, senza impegni rilevanti fino al periodo successivo alla Pasqua. Tuttavia, il quadro politico resta in movimento. Tra i dossier più rilevanti figura la legge elettorale, il cui iter parlamentare prende avvio alla Camera. Per l’esecutivo, la riforma è considerata strategica in vista della prossima legislatura, anche in relazione all’elezione del futuro Presidente della Repubblica. L’obiettivo dichiarato è evitare esiti elettorali incerti che possano favorire governi di ampia coalizione o soluzioni tecniche.
All’interno della maggioranza emergono segnali di tensione. La leadership di Fratelli d’Italia sottolinea la necessità di coesione, lasciando intendere che eventuali divisioni potrebbero riaprire il tema del voto anticipato, ipotesi che, pur non formalizzata, non viene esclusa da alcune componenti della coalizione. Parallelamente, gli alleati attraversano fasi complesse: la Lega mantiene un profilo prudente nel dibattito pubblico, mentre Forza Italia è alle prese con dinamiche interne successive a cambiamenti nei ruoli parlamentari.
Sul fronte economico, il governo è chiamato a valutare il futuro delle misure sulle accise dei carburanti, in scadenza il 7 aprile. Tra le opzioni allo studio figurano interventi mirati, come bonus per le fasce più deboli o sgravi settoriali, alla luce di un bilancio considerato non pienamente efficace rispetto ai costi sostenuti.
Esponenti dell’esecutivo, come il ministro Francesco Lollobrigida, escludono formalmente l’ipotesi di elezioni anticipate, ribadendo il valore della stabilità. Tuttavia, nel dibattito politico si affacciano anche scenari di rimpasto. Tra le ipotesi circolate, quella di un possibile riassetto di alcuni ministeri economici, con effetti sugli equilibri interni alla coalizione. In particolare, viene osservato come eventuali modifiche potrebbero incidere sulla distribuzione delle responsabilità in ambito economico, tema sensibile in una fase caratterizzata da decisioni complesse.
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