di Corinna Pindaro

Un rapporto ONU rivela il potere crescente di Osama Najim Almasri: reclutamento di hacker e controllo delle reti digitali nel nuovo scenario libico

almasriNonostante l’arresto e le accuse internazionali, l’influenza di Osama Najim Almasri resta solida e, secondo un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, si starebbe trasformando in una minaccia ancora più complessa.

L’ex comandante della polizia giudiziaria di Tripoli, ricercato dalla Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra, continua a esercitare un potere significativo, anche dopo il suo rientro in Libia nel 2025.

Il rapporto ONU: giustizia inefficace e impunità diffusa

Secondo il panel di esperti dell’Nazioni Unite, la gestione del caso Almasri ha minato la fiducia nei meccanismi internazionali di giustizia.

Il documento evidenzia come vittime e testimoni continuino a indicarlo come responsabile di gravi violazioni, tra cui arresti arbitrari, torture e sfruttamento dei detenuti nel carcere di Mitiga, uno dei centri più controversi del Paese.

Dalla milizia al cyberspazio: nasce un’“armata digitale”

L’aspetto più allarmante riguarda però l’evoluzione delle strategie di potere. Almasri avrebbe avviato un sistema di reclutamento mirato per creare una vera e propria struttura cyber.

Attraverso il Dacot, apparato già influente nella sicurezza interna, sarebbero stati individuati detenuti con competenze informatiche da utilizzare per operazioni digitali, propaganda e manipolazione dell’informazione.

Mitiga: il centro del sistema di controllo

Il carcere di Mitiga resta il fulcro di questo sistema. Secondo il rapporto, alcuni detenuti sarebbero stati costretti a collaborare in cambio di benefici, come riduzioni di pena o libertà condizionata.

Il reclutamento non sarebbe casuale, ma focalizzato su profili tecnici capaci di gestire piattaforme social e campagne mediatiche, con l’obiettivo di rafforzare l’immagine del gruppo e delegittimare gli avversari.

Il ruolo del Dacot e gli equilibri tra milizie

Il Dacot, guidato da figure vicine ad ambienti salafiti, emerge come uno degli attori più solidi nello scenario libico attuale.

A differenza di altre milizie indebolite o smantellate, questa struttura avrebbe consolidato la propria posizione, assorbendo nuovi gruppi e mantenendo il controllo su infrastrutture strategiche, inclusi i centri di detenzione.

Una Libia dominata dai gruppi armati

Il quadro delineato dagli esperti ONU è estremamente critico. I gruppi armati continuano a esercitare un’influenza determinante sulla governance del Paese, utilizzando metodi coercitivi e consolidando il proprio potere in assenza di reali controlli istituzionali.

Le istituzioni statali appaiono incapaci di contrastare questo fenomeno, operando in un contesto dove i meccanismi di responsabilità risultano inefficaci.

La nuova frontiera della guerra ibrida

L’evoluzione verso il dominio digitale segna un passaggio cruciale. La combinazione tra controllo territoriale e capacità cyber rappresenta una nuova forma di potere, difficile da contrastare e potenzialmente destabilizzante anche oltre i confini libici.

Il caso di Osama Najim Almasri evidenzia come i conflitti moderni non si combattano più solo sul campo, ma anche nel cyberspazio.

Un rischio crescente per la stabilità regionale

Le conclusioni del rapporto sono nette: l’impunità diffusa e la crescita di strutture ibride rappresentano una minaccia concreta per la stabilità della Libia e dell’intera regione.

Senza un rafforzamento dei meccanismi di controllo e giustizia, il rischio è che queste reti di potere continuino a espandersi, rendendo sempre più difficile qualsiasi percorso di stabilizzazione.

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