di Redazione

Un complesso intervento cardiochirurgico eseguito al Maria Pia Hospital di Torino ha permesso di salvare una paziente colpita da una grave dissezione aortica toraco-addominale

Da sx Manuel Valenzuela infermiere, Carlotta Fiore infermiera, Angela e prof.Ricci, dott.ssa Alberta Rizzo anestesista, Ilenia Mele caposala

Un’emergenza estrema, una corsa contro il tempo e un esito che, inizialmente, appariva tutt’altro che scontato. È la storia di Angela, 73 anni, trasferita d’urgenza al Maria Pia Hospital di Torino all’inizio di dicembre con una dissezione aortica toraco-addominale che coinvolgeva l’intera aorta e i vasi diretti al cervello. Le sue condizioni erano critiche: compromissione emodinamica severa e stato neurologico alterato, con la paziente in semi-incoscienza.

La struttura torinese, parte della rete regionale per le emergenze cardiochirurgiche tempo-dipendenti, ha attivato rapidamente il percorso salvavita. La tempestività si è rivelata determinante: in questi casi, ogni minuto può incidere in modo decisivo sulla prognosi.

L’intervento, altamente complesso, è stato eseguito dal professor Davide Ricci e dalla sua équipe in condizioni di arresto circolatorio, con il cuore fermo e in ipotermia moderata. Fondamentale l’impiego di tecniche avanzate di perfusione cerebrale selettiva, indispensabili per garantire l’ossigenazione del cervello durante le fasi più delicate dell’operazione.

La procedura ha incluso la riparazione della valvola aortica, la sostituzione dell’aorta ascendente e dell’arco aortico, oltre a un intervento di debranching dei tronchi sovraortici. Quest’ultimo passaggio ha consentito di riposizionare i vasi diretti al cervello in una zona più vicina al cuore, non solo per gestire l’emergenza, ma anche in previsione di eventuali trattamenti futuri meno invasivi.

Determinante è stato il lavoro sinergico di un team multidisciplinare composto da cardiochirurghi, anestesisti, perfusionisti e personale infermieristico. La gestione della circolazione extracorporea, supportata da dispositivi tecnologicamente avanzati, ha richiesto un coordinamento estremamente preciso tra sala operatoria e sistemi di supporto vitale.

Nonostante la gravità iniziale, l’intervento ha avuto esito positivo. Il decorso post-operatorio, lungo e complesso come spesso accade in queste patologie, si è concluso senza danni neurologici. Dopo un percorso di riabilitazione cardiologica durato circa sei settimane, la paziente è stata dimessa in buone condizioni generali e oggi prosegue i controlli periodici.

Tra i fattori di rischio associati a eventi di questo tipo figurano l’ipertensione arteriosa e le dilatazioni dell’aorta, spesso asintomatiche. La prevenzione, attraverso controlli regolari e una corretta aderenza alle terapie, resta uno strumento fondamentale per ridurre l’incidenza di complicanze acute.

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