di Corinna Pindaro

Il CdA di MPS revoca le deleghe all’ad Luigi Lovaglio e lo sospende da direttore generale. Sale la tensione in vista dell’assemblea del 15 aprile

Nuovo scossone ai vertici di Monte dei Paschi di Siena. Il consiglio di amministrazione ha deciso di revocare le deleghe all’amministratore lovagliodelegato Luigi Lovaglio e di sospenderlo anche dal ruolo di direttore generale, al termine di una lunga riunione durata tre giorni.

La decisione arriva dopo un confronto interno sempre più acceso e segna un punto di rottura tra il manager e il board della banca.

Lovaglio resta nel CdA in attesa dell’assemblea

Nonostante la revoca delle funzioni operative, Lovaglio manterrà per ora il suo posto nel consiglio di amministrazione. Il suo futuro sarà deciso dall’assemblea degli azionisti prevista per il 15 aprile, chiamata a rinnovare l’intero board.

La situazione resta quindi in evoluzione, con gli equilibri destinati a ridefinirsi in base all’esito della votazione.

Il tentativo fallito di una soluzione “soft”

Nelle ore precedenti alla decisione, sembrava possibile una soluzione meno traumatica. Il presidente Nicola Maione aveva infatti sospeso temporaneamente la riunione del CdA, nella speranza di ottenere le dimissioni volontarie dell’amministratore delegato.

Tuttavia, Lovaglio non ha accettato di fare un passo indietro. Di fronte a questo scenario, il consiglio ha deciso di procedere con la revoca delle deleghe e la sospensione dall’incarico operativo.

Lo scontro sulla lista alternativa

Alla base della rottura c’è la scelta di Lovaglio di candidarsi come amministratore delegato in una lista alternativa a quella del CdA, presentata da Plt Holding, azionista con una quota superiore all’1% del capitale.

Questa mossa è stata interpretata dal consiglio come una violazione del rapporto fiduciario, soprattutto perché non sarebbe stata comunicata preventivamente. Il tema è stato oggetto di valutazioni legali che hanno rafforzato la posizione del board.

Le accuse: “Violati i doveri di lealtà”

Secondo il CdA, la partecipazione alla lista rivale configurerebbe una mancanza di trasparenza e lealtà nei confronti dell’organo che gli aveva conferito le deleghe. Un elemento che ha pesato in modo decisivo nella scelta di procedere con la revoca.

Sul contesto pesa anche l’indagine in corso a Milano relativa alla scalata a Mediobanca, nella quale Lovaglio risulta coinvolto insieme ad altri azionisti rilevanti della banca.

La gestione temporanea e il piano di successione

In attesa di una soluzione definitiva, le deleghe operative dovrebbero passare al vice direttore generale Maurizio Bai, secondo quanto previsto dal piano interno di successione.

Si tratta di una soluzione transitoria, necessaria per garantire la continuità gestionale in una fase particolarmente delicata per l’istituto.

La corsa al nuovo amministratore delegato

Parallelamente, il CdA ha indicato Fabrizio Palermo come candidato principale al ruolo di amministratore delegato nella propria lista. La scelta è arrivata dopo una selezione che ha coinvolto anche altri profili di alto livello.

La candidatura di Palermo rappresenta la risposta del board alla sfida lanciata dalla lista alternativa, che vede proprio Lovaglio come figura centrale.

Una partita decisiva per il futuro della banca

La vicenda si inserisce in un contesto di forte tensione interna, con due visioni contrapposte sulla guida della banca. L’assemblea del 15 aprile sarà quindi decisiva per stabilire quale linea prevarrà.

In gioco non c’è solo il futuro di Luigi Lovaglio, ma anche l’assetto strategico e la governance di uno degli istituti più importanti del sistema bancario italiano.

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