di Carlo Longo
Dopo la vittoria del No al referendum, il centrosinistra si divide sulle primarie. Conte e Schlein accelerano, ma alleati e centristi frenano
La vittoria del No al referendum sulla giustizia non ha prodotto l’effetto di ricompattare le forze progressiste. Al contrario, il giorno dopo si apre una nuova fase di tensioni interne, con strategie divergenti e leadership già in discussione.
L’idea di una coalizione unita sembra allontanarsi rapidamente, lasciando spazio a dinamiche competitive che riportano in primo piano vecchie rivalità e nuovi equilibri ancora da costruire.
Conte accelera e apre la partita delle primarie
A muovere per primo è stato Giuseppe Conte, che ha rivendicato il risultato referendario e rilanciato con decisione il tema delle primarie di coalizione. Una mossa che, di fatto, ha dato il via alla corsa per la leadership del centrosinistra.
La proposta ha costretto Elly Schlein a uscire allo scoperto e confermare la propria disponibilità a partecipare, trasformando quella che era un’ipotesi politica in un confronto ormai concreto tra i due principali leader dell’opposizione.
Le perplessità degli alleati: “Prima il programma”
La reazione degli altri partiti della coalizione è stata però tutt’altro che entusiasta. In particolare, Alleanza Verdi e Sinistra ha invitato alla prudenza, sottolineando come la priorità non possa essere la scelta del leader, ma la costruzione di un progetto politico condiviso.
Anche altre forze minori chiedono di definire prima contenuti e alleanze, per evitare che una competizione interna si trasformi in un fattore di divisione anziché di rafforzamento.
Il dibattito tra primarie e accordo politico
All’interno dello stesso Partito Democratico cresce il confronto tra chi sostiene la necessità di primarie aperte e chi, invece, preferirebbe una soluzione negoziata. L’idea di individuare un candidato condiviso attraverso un accordo tra le forze della coalizione viene vista da alcuni come una strada meno rischiosa.
Il timore è che una competizione diretta tra i leader possa esasperare le differenze su temi sensibili, rendendo più difficile la costruzione di una piattaforma comune.
Schlein e Conte puntano alla leadership
Nonostante le resistenze, sia Schlein sia Conte sembrano determinati a giocare la partita fino in fondo. Entrambi vedono nella consultazione tra gli elettori del centrosinistra un’occasione per legittimare la propria leadership e rafforzare la propria posizione in vista delle elezioni politiche.
L’orizzonte temporale ipotizzato per le primarie si colloca tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, dopo una fase di confronto interno e di definizione del programma.
Le critiche alle primarie e il rischio divisioni
Non mancano però voci critiche sull’utilizzo delle primarie come strumento di selezione. Alcuni esponenti del centrosinistra ritengono che questo metodo possa accentuare le contrapposizioni tra alleati, costringendo i candidati a confrontarsi in modo diretto e potenzialmente divisivo.
Secondo questa lettura, sarebbe preferibile un processo più condiviso, capace di individuare una figura unitaria senza passare da una competizione interna troppo esposta.
Le alternative in campo tra centristi e amministratori locali
Nel frattempo, anche altri possibili protagonisti si muovono con cautela. Figure come Ernesto Maria Ruffini si dicono disponibili a partecipare, ma solo a determinate condizioni, a partire dalla definizione di regole chiare e condivise.
Altri amministratori locali, come il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, sottolineano la necessità di partire da un progetto politico solido prima di affrontare il nodo della leadership, lasciando aperte diverse opzioni sul metodo di selezione.
Una coalizione ancora da costruire
Il quadro che emerge è quello di un centrosinistra ancora lontano da una sintesi. La vittoria referendaria ha dato slancio politico all’opposizione, ma non ha risolto le divergenze interne su strategia, leadership e priorità.
La sfida nei prossimi mesi sarà trasformare quel risultato in un percorso condiviso, evitando che la competizione interna indebolisca le possibilità di costruire un’alternativa credibile al governo.
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