di Aisha Harrison

Conte ha definito il risultato una “sonora vittoria” evidenziando l’ampia partecipazione e la crescita del consenso sul fronte contrario alla riforma.
Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si avvia alla conclusione con un risultato ormai definito: il No è in vantaggio con il 53,79% dei consensi mentre il Sì si attesta al 46,21%, secondo i dati disponibili sul portale Eligendo del Viminale con oltre 58.000 sezioni scrutinate su 61.533. Il distacco conferma l’orientamento già emerso nelle proiezioni e negli exit poll delle prime ore.L’affluenza si mantiene su livelli elevati e supera il 58%, un dato che segnala una partecipazione significativa degli elettori alla consultazione. Il risultato, pur essendo ormai consolidato, continua ad aggiornarsi con il completamento dello scrutinio e con l’inclusione dei voti residui, inclusi quelli provenienti dalle ultime sezioni.Le reazioni politiche sono arrivate rapidamente. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato sottolineando il rispetto per la decisione degli italiani e ribadendo che il governo proseguirà il proprio lavoro con responsabilità e determinazione, ricordando che la riforma era parte del programma elettorale e che la scelta è stata rimessa agli elettori.
Reazioni
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha dichiarato di prendere atto con rispetto della decisione del popolo sovrano, evidenziando come l’esecutivo abbia cercato di spiegare la complessità della riforma e ringraziando comunque la parte dell’elettorato che ha sostenuto il progetto. Nordio ha inoltre sottolineato come l’alta partecipazione rappresenti un segnale positivo per la solidità della democrazia. Sul fronte opposto, il risultato viene interpretato come una vittoria della Costituzione e dell’impianto istituzionale. Diverse voci del fronte del No hanno evidenziato come il voto rappresenti una conferma della necessità di tutelare l’indipendenza della magistratura e l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Tra queste, il Comitato Giusto Dire No ha ribadito che non si trasformerà in soggetto politico, ma considera concluso il proprio ruolo con l’esito del referendum.Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha parlato di un segnale politico che invita il governo a riflettere, sottolineando come dal Paese emerga una richiesta diversa rispetto all’impostazione della riforma. Dello stesso tono anche Giuseppe Conte, che ha definito il risultato una “sonora vittoria” del No, evidenziando l’ampia partecipazione e la crescita del consenso sul fronte contrario alla riforma.Anche l’Associazione nazionale magistrati ha accolto positivamente l’esito, interpretandolo come un punto di partenza e come una conferma della scelta dei cittadini a tutela dell’autonomia della giurisdizione. Nel complesso, il mondo della magistratura ha letto il risultato come una conferma del valore dell’indipendenza del sistema giudiziario.Il referendum si chiude dunque con un esito chiaro e una partecipazione significativa, segnando un passaggio politico rilevante ma che, nelle dichiarazioni della maggioranza, non modifica gli equilibri di governo. La sovranità popolare si è espressa e ora l’attenzione si sposta sulle conseguenze politiche e sulle prospettive future delle riforme in materia di giustizia.
Si è votato di più in Emilia Romagna e Toscana: record di Firenze con il 70%
Le regioni dove si è votato di più, sempre secondo i dati parziali, sono Emilia Romagna e Toscana, con percentuali superiori al 66%. Segue l’Umbria con il 65%; la Lombardia, le Marche e il Veneto con il 63%; il Piemonte e la Liguria con il 62%. Si è votato di meno, invece, in Basilicata (53,27%), Trentino-Alto Adige e Sardegna (51%), Campania (50%). Per quanro riguarda le grandi città, il record di affluenza lo registra Firenze, con il 70%, seguita da Milano (64,6%) e Roma (62,56%). Al Sud i dati sono più bassi: affluenza del 53,9% a Bari, del 49,28% a Napoli, del 46,42% a Palermo.
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